Decidiamo di visitare il più grande parco di Bogotà sperando che le nuvole vengano trasportate lontano e lascino trasparire qualche raggio di sole.
Già nel tragitto in taxi circa 15 minuti, il tempo volge al peggio ed arriviamo al parco che ha appena piovuto e gocciola ancora.
Entriamo nel parco e ci troviamo immersi nel verde e non si sente più il rumore del traffico insopportabile di Bogotà (anche se oggi venerdì santo è tutto chiuso e gli abitanti sembrano spariti).
Nel parco ci sono percorsi differenziati per camminare, per andare di corsa e per le biciclette, diverse oasi con giochi per bambini e un lago che si può navigare con scialuppe a remi all'apparenza un pò fatiscenti.
Appena entrati ci dirigiamo verso i primi giochi ma, vicino al lago, incredibile ma vero, c'è una spiaggia con la sabbia quasi bianca piena di bambini.
Ovviamente Sebastian si precipita a togliersi scarpe e calzini e fa subito amicizia con una bambina e si offre di aiutarla a costruire castelli di sabbia con due bicchieri di plastica.
Dopo un pò la bambina, sentendo parlare tra noi questa lingua strana (l'italo spagnolo), chiede a Sebastian di che paese è e lui risponde: "io sono italiano e tu?"
Nel pomeriggio, dopo i giochi, due tiri a pallone, una pannocchia abbrustolita cosparsa di burro e sale, una passeggiata nel verde e sul lungo lago ricomincia a gocciolare.
Ci rifugiamo sotto un chiosco da cui possiamo uscire dopo una buona mezz' ora di pioggia.
Si spiega il perchè numerose famiglie arrivassero al parco dotate di tendina a iglù.
Una giornata piacevole trascorsa in un luogo riposante che nessuno ci aveva consigliato ma che valeva la pena visitare.
Tra l'altro la giornata è stata nuvolosa se non piovosa e il sole è apparso solo per qualche minuto.
Per fortuna, perchè arrivati a casa, ci siamo trovati con la faccia rossa dal sole.